comitato cittadini di SAN PIER D'ARENA

martedì, 19 febbraio 2008

Cosa succede in città...quale futuro per i nostri quartieri
 
Giovedì 21 febbraio, alle ore 17.30, presso il Centro Civico Buranello
a Sampierdarena, si svolgerà un'assemblea pubblica dal titolo "Cosa accadrà a Sampierdarena? Ovvero quale città e quale porto"
L'iniziativa è stata organizzata dal coordinamento della sinistra arcobaleno del centro-ovest e fa seguito a quella svoltasi lo scorso 20 dicembre a Palazzo Tursi e organizzata, nell'occasione, dai circoli PRC di Sampierdarena e di San Teodoro.
Nel momento in cui le pagine dei quotidiani genovesi sono colme di interviste da parte di architetti famosi, uomini d'affari e amministratori influenti sul futuro di Genova e del suo porto, riemerge con forza l'esigenza di dare voce ai cittadini e ai lavoratori e questa esigenza è ancor più forte nel centro-ovest, dove il porto e la città sono strettamente connessi.
Lo sviluppo delle attività portuali infatti non può prescindere dal contesto territoriale in cui è inserito; in questi anni abbiamo purtroppo assistito ad un crescente degrado delle delegazioni a ridosso dei terminal e nello stesso tempo a un rallentamento  dello sviluppo delle attività portuali..
Mentre continuano ad arrivare voci su grandi progetti di trasformazione urbanistica, costosi, inefficaci e forse difficilmente attuabili, la mancanza di una pianificazione partecipata ha accresciuto il senso di abbandono diffuso nel territorio e tra i cittadini interessati
 
La sinistra unitaria e plurale, attraverso i rappresentanti in centro-ovest di partiti, associazioni, comitati e singoli uomini e donne propone di tornare alla politica attiva,  che promuova il confronto e sappia rendersi interprete delle esigenze dei cittadini e dei diritti dei lavoratori.
 

scritto da: titoville alle ore 15:58 | link | commenti (2)
categorie: elezioni, viabilita, tir , sampierdarena, gronda, waterfront, vivibilita
giovedì, 17 gennaio 2008

 AGLI AMMINISTRATORI REGIONALI COMUNALI  MUNICIPALI

La Giunta Regionale, con delibera n. 577 del 15.6.2006, ha trasferito ad ARTE, per la loro va - lorizzazione ed alienazione, immobili di proprietà delle ASL Liguri dalla 1 alla 5. Il valore del- l’operazione è di 120 milioni di euro, destinati a colmare il deficit sanitario regionale 2005.
Nelle alienazioni è stato inserito anche l’immobile di Via Don Minetti 6,utilizzato dagli anni ’60 come presidio sanitario dalla popolazione di S.Teodoro, Oregina, Lagaccio e Centro Storico, e, dopo il trasferimento dei suoi ambulatori nei gironi infernali di Fiumara, rimasto aperto a tutela
dei cittadini per CUP, prelievi ed infermieristica. Il presidio sanitario richiede (dopo almeno ven- t’anni di abbandono) un adeguamento dei locali, e questa è la ragione addotta per chiuderlo, ma
non si può fare a meno di chiedersi perché non sono stati invece inseriti nella lista degli immobili
da alienare gli ampi locali con barriere architettoniche  che, nello stesso edificio, ospitano un esi-
guo numero di addetti agli uffici SERT, e la palazzina su tre piani in Via Lagaccio che, con bar –
riere architettoniche e struttura cadente, ospita un Consultorio Familiare. Sarebbe economicamen-
te più conveniente alienare questi immobili,  trasferendone i servizi nei locali al piano terra di Via Don Minetti, mantenendovi il  presidio, e  garantendo quindi non solo un servizio sanitario ade - guato ma anche più sicurezza, per la presenza di un presidio pubblico,  ai numerosi anziani del-
la zona.
Purtroppo i nostri amministratori regionali in questa operazione milionaria non hanno valutato realisticamente le singole situazioni: gli immobili acquistati negli anni con i soldi dei contribuenti  vengono dati via in blocco,  senza una preventiva ed accurata analisi dei costi e dei benefici… Co-
sì i costi ricadranno sui cittadini che si ritroveranno più poveri e i  benefici  andranno  a favorire
soprattutto i grossi speculatori immobiliari e i loro amici, che sapranno far fruttare quello che ac- quisteranno a prezzi di liquidazione (le cartolarizzazioni già effettuate insegnano…). Gli immo –
bili più pregiati verranno acquistati e gli altri resteranno sul groppone di ARTE, senza fruttare un euro.
E’ stato stabilito, con una convenzione ASL- CRI, che a fine mese il presidio sanitario venga trasferito nei nuovissimi ma esigui locali della CRI di Via Bari, fra l’altro in un altro Distretto Sanitario, allargando così la distanza fra i cittadini ed i servizi loro necessari e spazzando via,
vista la mancanza di spazi dei locali CRI,  qualsiasi prospettiva di un loro futuro miglioramen –
to che preveda il coinvolgimento di volontariato e medici di famiglia. Visto l’invecchiamento
della popolazione (a S.Teodoro e Lagaccio gli anziani ultrasettantenni sono circa i due terzi dei residenti) la ASL sarà probabilmente obbligata in un prossimo futuro a cercare nuove strutture
per gli anziani o ad aumentare la già costosa assistenza domiciliare.
Una chicca, a proposito di finti risparmi: poiché ARTE si dichiarava non in grado, con i tecnici a sua disposizione, di elaboborare una planimetria mancante di un terrazzo dell’immobile di Via
Don Minetti, la Giunta Regionale ne affidò l’incarico, nel luglio 2006, ad uno studio privato,  per
la modica cifra di euro 8.000……
Per manifestare contro la chiusura ingiustificata del presidio di Via Don Minetti, lo occuperemo pacificamente GIOVEDI’ 17 GENNAIO, DALLE ORE 9, con un nutrito gruppo di “sovversivi”  ultraottantenni  e disabili.


La Voce di S.Teodoro           Comitato S.Teodoro           Coordinamento.Comitati Genovesi

scritto da: titoville alle ore 09:21 | link | commenti
categorie: vivibilita, don minetti
lunedì, 03 dicembre 2007

È stata una grande giornata, quella di sabato 1 dicembre, una giornata di musica, colori e partecipazione nel nostro quartiere: Sampierdarena.

Alle 15 piazza Masnata era già animata dai cittadini che, armandosi di strisce di stoffa colorata, hanno pazientemente atteso l'arrivo della banda musicale. Il corteo ha visto la partecipazione di singoli cittadini, di comitati di quartiere (comitati antigronda valpolcevera, comitato via Molteni), dei giovani latinos delle associazioni di strada ospitati dal centro sociale Zapata e di tutto l'arco dell'associazionismo di base operante sul territorio. Circa 200 persone hanno dato vita al serpentone che ha toccato le varie iniziative già in corso dal mattino: la festa del cioccolato in via Rolando, il mercatino dello sbarazzo in via Molteni, lo street soccer e i laboratori educativi territoriali in piazza del monastero, la banda Brisca dalle scuole Barabino.

Insomma una giornata che rimarrà nella mente di molti cittadini del quartiere e che si ripeterà  domenica 16 dicembre.

ceraunavoltailmarefilarmonicacomitato antigronda

Sembra però che nonostante la grande partecipazione e la forte voglia di riconquista degli spazi da parte dei cittadini, questo non interessi i giornali locali pronti ad andare in cerca delle bottiglie di vetro abbandonate agli angoli delle strade e a seguire 4 brutti personaggi vestiti di verde che scandiscono slogan xenofobi e razzisti.

È palese che Sampierdarena non è il bronx è un quartiere come molti di questa città denso di contraddizioni e da troppi anni territorio di conquista per servitù commerciali e infrastrutturali. Auspichiamo che dal primo dicembre la storia cambi soprattutto nell'atteggiamento dei nostri concittadini, stufi di vedere il proprio territorio maltrattato da giornalisti incapaci e da affaristi senza scrupoli.

 

report e foto
Lentini Alessandro

scritto da: titoville alle ore 09:15 | link | commenti (1)
categorie: vivibilita
martedì, 27 novembre 2007

ABBIAMO GIA' TUTTO? TOGLIETECI L'OSPEDALE

riflessioni su un quartiere che deve riprendersi la sua voce e i suoi spazi


Con l’approvazione del piano sanitario regionale si è praticamente avviato il processo di chiusura dell’Ospedale Villa Scassi. Questo non avverrà in tempi brevi, ma che non ci siano più dubbi sugli intendimenti della Regione: quando sarà pronto il nuovo ospedale del Ponente tutte le altre strutture esistenti chiuderanno, ma i sampierdarenesi devono gioire, perché altrove sorgerà un ospedale più nuovo e più funzionale. E non devono neanche essere egoisti e pretendere di avere il loro ospedale sotto casa (parole dell’assessore Montaldo in un’intervista rilasciata al Gazzettino che quasi pone l’ospedale alla stregua di un parcheggio e la sua difesa a una questione di pura campana).

Ed è vero: è ora di finirla con il volere tutto per noi. Abbiamo una centrale a carbone che ci separa dalla Lanterna e ora che sono avviati i tombamenti del bacino portuale, presto avremo più containers di tutti. Avremo un nuovo ponte Morandi, due volte e mezzo più grande dell’attuale e avremo la gronda, nuovi svincoli, tante strade e tante gallerie, proprio qui, a pochi passi da casa nostra. E tutti i giorni potremo assistere al gioioso passaggio dei camion carichi di terra e di detriti. E forse avremo finalmente un’isola, magari non ospiterà i depositi di Multedo, ma potrebbe anche accogliere l’aeroporto. Quando Lungomare Canepa sarà trasformato in una strada di scorrimento a 6 corsie, avremo una tangenziale con accesso diretto dai nostri portoni. Già oggi abbiamo una squisita concentrazione di grattacieli, di centri commerciali, di centri direzionali: certo qualcosa è finito anche a Campi, però per arrivarci quasi tutti devono passare di qua con l’auto. Siamo noi il vero centro di Genova e infatti abbiamo la più elevata concentrazione di traffico della città. Abbiamo anche la più bassa percentuale di verde pubblico fruibile, il ché non è un male, poiché ci consente di rinunciarci senza troppa fatica.

Abbiamo il WTC e Fiumara, francamente, non sarebbe scandaloso volersi tenere anche l’ospedale?

Pochi giorni fa un appello dei medici dell’Anaao che contestava con valide motivazioni la necessità di una nuova struttura poiché lo Scassi è già un riferimento, è stato pressoché ignorato, ma è giusto che sia così, perché risorse ed energie vanno indirizzate in difesa di ciò che è difendibile e non in inutili battaglie che possono solo giovare ai Sampierdarenesi, con grave nocumento per la città intera.

Troppe poche le voci in difesa della nostra delegazione, troppo deboli e troppo isolate e questo è un bene, perché è assai più facile portare via qualcosa di valore a una persona debole e in cattiva salute, piuttosto che a una forte e gagliarda che potrebbe anche reagire piazzando un bel cazzotto in piena fronte all’aggressore.



scritto da: titoville alle ore 18:06 | link | commenti
categorie: viabilita, amt , tir , sampierdarena, gronda, vivibilita, ospedale scassi
giovedì, 08 novembre 2007

SAN PIER D'ARENA: TRA "GRONDE" E RONDE

appello per una mobilitazione democratica


Sampierdarena è assunta agli onori della cronaca persino nazionale per le vicende di sicurezza e di ordine pubblico, ma i problemi e il degrado di oggi nascono anche dalle scelte di ieri.

Da anni relegata al ruolo di un territorio di servitù, crocevia e budello di transito per il traffico diretto al porto, all’autostrada, ai centri commerciali, Sampierdarena ha visto crescere insediamenti che ne hanno violato l’identità, spingendola verso una sorta di terra di nessuno, spesso discriminata, tra il centro storico, che ha avuto un’occasione di rilancio, ed il ponente, o i ponenti, che stanno per avere la loro.

Per anni i sampierdarenesi sono stati sacrificati in nome di uno sviluppo che ha arricchito pochi e creato disagio e precarietà a molti e ben poco di quello che è stato fatto negli ultimi 10 anni è il frutto di una programmazione partecipata. E’ sufficiente pensare all’effetto “Fiumara” ed alle ricadute sul quartiere: se è vero che un’area abbandonata è stata bonificata, è altrettanto vero che l’equilibrio economico e sociale del quartiere è saltato, molte piccole attività commerciali ed artigianali sono sparite e con loro sembrano essere sparite le persone che un tempo frequentavano queste strade.

Ancora oggi, sono all’ordine del giorno progetti come la gronda e le grandi opere portuali, progetti che calcano il solco di quelli precedenti e che sembrano continuare a vedere nel Centro-Ovest un enorme svincolo autostradale nel quale la riqualificazione ambientale e la tutela sociale restano in secondo piano. E se le scelte non cambiano, il degrado resterà.

Eppure Sampierdarena non è solo questo e non è nemmeno il bronx che tutti dipingono. Almeno non ancora.

La delegazione è ancora viva e vitale: bisogna dare alle persone l'opportunità di tornare per le strade e di riprendersi le piazze.


Per questo noi diciamo che Sampierdarena oggi non ha bisogno né di gronde né di ronde.

La sola strada percorribile per uscire definitivamente dal degrado attuale e per restituire vivibilità e sicurezza ai cittadini é quella dello sviluppo sostenibile e della restituzione del territorio a chi il territorio lo vive.

A chi oggi ci presenta una serie di interventi di ordine pubblico, dei quali nessuno nega ci sia bisogno, va ricordato che qui servono risorse per potenziare i servizi sociali, per intervenire sugli adolescenti a rischio, nelle scuole, favorendo le associazioni e agevolando l'integrazione e la socializzazione, risorse per rilanciare e risanare il territorio sotto il profilo ambientale, urbanistico, commerciale e sociale, ricostruendo strade e piazze affinchè recuperino la loro funzione di spazi di aggregazione e siano restituite agli abitanti di Sampierdarena.


Roberta Mongiardini
consigliera municipio II centro-ovest 



scritto da: titoville alle ore 09:30 | link | commenti
categorie: sampierdarena, gronda, vivibilita