È stata una grande giornata, quella di sabato 1 dicembre, una giornata di musica, colori e partecipazione nel nostro quartiere: Sampierdarena.
Alle 15 piazza Masnata era già animata dai cittadini che, armandosi di strisce di stoffa colorata, hanno pazientemente atteso l'arrivo della banda musicale. Il corteo ha visto la partecipazione di singoli cittadini, di comitati di quartiere (comitati antigronda valpolcevera, comitato via Molteni), dei giovani latinos delle associazioni di strada ospitati dal centro sociale Zapata e di tutto l'arco dell'associazionismo di base operante sul territorio. Circa 200 persone hanno dato vita al serpentone che ha toccato le varie iniziative già in corso dal mattino: la festa del cioccolato in via Rolando, il mercatino dello sbarazzo in via Molteni, lo street soccer e i laboratori educativi territoriali in piazza del monastero, la banda Brisca dalle scuole Barabino.
Insomma una giornata che rimarrà nella mente di molti cittadini del quartiere e che si ripeterà domenica 16 dicembre.


Sembra però che nonostante la grande partecipazione e la forte voglia di riconquista degli spazi da parte dei cittadini, questo non interessi i giornali locali pronti ad andare in cerca delle bottiglie di vetro abbandonate agli angoli delle strade e a seguire 4 brutti personaggi vestiti di verde che scandiscono slogan xenofobi e razzisti.
È palese che Sampierdarena non è il bronx è un quartiere come molti di questa città denso di contraddizioni e da troppi anni territorio di conquista per servitù commerciali e infrastrutturali. Auspichiamo che dal primo dicembre la storia cambi soprattutto nell'atteggiamento dei nostri concittadini, stufi di vedere il proprio territorio maltrattato da giornalisti incapaci e da affaristi senza scrupoli.
report e foto
ABBIAMO GIA' TUTTO? TOGLIETECI L'OSPEDALE
riflessioni su un quartiere che deve riprendersi la sua voce e i suoi spazi
Con l’approvazione del piano sanitario regionale si è praticamente avviato il processo di chiusura dell’Ospedale Villa Scassi. Questo non avverrà in tempi brevi, ma che non ci siano più dubbi sugli intendimenti della Regione: quando sarà pronto il nuovo ospedale del Ponente tutte le altre strutture esistenti chiuderanno, ma i sampierdarenesi devono gioire, perché altrove sorgerà un ospedale più nuovo e più funzionale. E non devono neanche essere egoisti e pretendere di avere il loro ospedale sotto casa (parole dell’assessore Montaldo in un’intervista rilasciata al Gazzettino che quasi pone l’ospedale alla stregua di un parcheggio e la sua difesa a una questione di pura campana).
Ed è vero: è ora di finirla con il volere tutto per noi. Abbiamo una centrale a carbone che ci separa dalla Lanterna e ora che sono avviati i tombamenti del bacino portuale, presto avremo più containers di tutti. Avremo un nuovo ponte Morandi, due volte e mezzo più grande dell’attuale e avremo la gronda, nuovi svincoli, tante strade e tante gallerie, proprio qui, a pochi passi da casa nostra. E tutti i giorni potremo assistere al gioioso passaggio dei camion carichi di terra e di detriti. E forse avremo finalmente un’isola, magari non ospiterà i depositi di Multedo, ma potrebbe anche accogliere l’aeroporto. Quando Lungomare Canepa sarà trasformato in una strada di scorrimento a 6 corsie, avremo una tangenziale con accesso diretto dai nostri portoni. Già oggi abbiamo una squisita concentrazione di grattacieli, di centri commerciali, di centri direzionali: certo qualcosa è finito anche a Campi, però per arrivarci quasi tutti devono passare di qua con l’auto. Siamo noi il vero centro di Genova e infatti abbiamo la più elevata concentrazione di traffico della città. Abbiamo anche la più bassa percentuale di verde pubblico fruibile, il ché non è un male, poiché ci consente di rinunciarci senza troppa fatica.
Abbiamo il WTC e Fiumara, francamente, non sarebbe scandaloso volersi tenere anche l’ospedale?
Pochi giorni fa un appello dei medici dell’Anaao che contestava con valide motivazioni la necessità di una nuova struttura poiché lo Scassi è già un riferimento, è stato pressoché ignorato, ma è giusto che sia così, perché risorse ed energie vanno indirizzate in difesa di ciò che è difendibile e non in inutili battaglie che possono solo giovare ai Sampierdarenesi, con grave nocumento per la città intera.
Troppe poche le voci in difesa della nostra delegazione, troppo deboli e troppo isolate e questo è un bene, perché è assai più facile portare via qualcosa di valore a una persona debole e in cattiva salute, piuttosto che a una forte e gagliarda che potrebbe anche reagire piazzando un bel cazzotto in piena fronte all’aggressore.
SAN PIER D'ARENA: TRA "GRONDE" E RONDE
appello per una mobilitazione democratica
Sampierdarena è assunta agli onori della cronaca persino nazionale per le vicende di sicurezza e di ordine pubblico, ma i problemi e il degrado di oggi nascono anche dalle scelte di ieri.
Da anni relegata al ruolo di un territorio di servitù, crocevia e budello di transito per il traffico diretto al porto, all’autostrada, ai centri commerciali, Sampierdarena ha visto crescere insediamenti che ne hanno violato l’identità, spingendola verso una sorta di terra di nessuno, spesso discriminata, tra il centro storico, che ha avuto un’occasione di rilancio, ed il ponente, o i ponenti, che stanno per avere la loro.
Per anni i sampierdarenesi sono stati sacrificati in nome di uno sviluppo che ha arricchito pochi e creato disagio e precarietà a molti e ben poco di quello che è stato fatto negli ultimi 10 anni è il frutto di una programmazione partecipata. E’ sufficiente pensare all’effetto “Fiumara” ed alle ricadute sul quartiere: se è vero che un’area abbandonata è stata bonificata, è altrettanto vero che l’equilibrio economico e sociale del quartiere è saltato, molte piccole attività commerciali ed artigianali sono sparite e con loro sembrano essere sparite le persone che un tempo frequentavano queste strade.
Ancora oggi, sono all’ordine del giorno progetti come la gronda e le grandi opere portuali, progetti che calcano il solco di quelli precedenti e che sembrano continuare a vedere nel Centro-Ovest un enorme svincolo autostradale nel quale la riqualificazione ambientale e la tutela sociale restano in secondo piano. E se le scelte non cambiano, il degrado resterà.
Eppure Sampierdarena non è solo questo e non è nemmeno il bronx che tutti dipingono. Almeno non ancora.
La delegazione è ancora viva e vitale: bisogna dare alle persone l'opportunità di tornare per le strade e di riprendersi le piazze.
Per questo noi diciamo che Sampierdarena oggi non ha bisogno né di gronde né di ronde.
La sola strada percorribile per uscire definitivamente dal degrado attuale e per restituire vivibilità e sicurezza ai cittadini é quella dello sviluppo sostenibile e della restituzione del territorio a chi il territorio lo vive.
A chi oggi ci presenta una serie di interventi di ordine pubblico, dei quali nessuno nega ci sia bisogno, va ricordato che qui servono risorse per potenziare i servizi sociali, per intervenire sugli adolescenti a rischio, nelle scuole, favorendo le associazioni e agevolando l'integrazione e la socializzazione, risorse per rilanciare e risanare il territorio sotto il profilo ambientale, urbanistico, commerciale e sociale, ricostruendo strade e piazze affinchè recuperino la loro funzione di spazi di aggregazione e siano restituite agli abitanti di Sampierdarena.
Roberta Mongiardini
consigliera municipio II centro-ovest