ABBIAMO GIA' TUTTO? TOGLIETECI L'OSPEDALE
riflessioni su un quartiere che deve riprendersi la sua voce e i suoi spazi
Con l’approvazione del piano sanitario regionale si è praticamente avviato il processo di chiusura dell’Ospedale Villa Scassi. Questo non avverrà in tempi brevi, ma che non ci siano più dubbi sugli intendimenti della Regione: quando sarà pronto il nuovo ospedale del Ponente tutte le altre strutture esistenti chiuderanno, ma i sampierdarenesi devono gioire, perché altrove sorgerà un ospedale più nuovo e più funzionale. E non devono neanche essere egoisti e pretendere di avere il loro ospedale sotto casa (parole dell’assessore Montaldo in un’intervista rilasciata al Gazzettino che quasi pone l’ospedale alla stregua di un parcheggio e la sua difesa a una questione di pura campana).
Ed è vero: è ora di finirla con il volere tutto per noi. Abbiamo una centrale a carbone che ci separa dalla Lanterna e ora che sono avviati i tombamenti del bacino portuale, presto avremo più containers di tutti. Avremo un nuovo ponte Morandi, due volte e mezzo più grande dell’attuale e avremo la gronda, nuovi svincoli, tante strade e tante gallerie, proprio qui, a pochi passi da casa nostra. E tutti i giorni potremo assistere al gioioso passaggio dei camion carichi di terra e di detriti. E forse avremo finalmente un’isola, magari non ospiterà i depositi di Multedo, ma potrebbe anche accogliere l’aeroporto. Quando Lungomare Canepa sarà trasformato in una strada di scorrimento a 6 corsie, avremo una tangenziale con accesso diretto dai nostri portoni. Già oggi abbiamo una squisita concentrazione di grattacieli, di centri commerciali, di centri direzionali: certo qualcosa è finito anche a Campi, però per arrivarci quasi tutti devono passare di qua con l’auto. Siamo noi il vero centro di Genova e infatti abbiamo la più elevata concentrazione di traffico della città. Abbiamo anche la più bassa percentuale di verde pubblico fruibile, il ché non è un male, poiché ci consente di rinunciarci senza troppa fatica.
Abbiamo il WTC e Fiumara, francamente, non sarebbe scandaloso volersi tenere anche l’ospedale?
Pochi giorni fa un appello dei medici dell’Anaao che contestava con valide motivazioni la necessità di una nuova struttura poiché lo Scassi è già un riferimento, è stato pressoché ignorato, ma è giusto che sia così, perché risorse ed energie vanno indirizzate in difesa di ciò che è difendibile e non in inutili battaglie che possono solo giovare ai Sampierdarenesi, con grave nocumento per la città intera.
Troppe poche le voci in difesa della nostra delegazione, troppo deboli e troppo isolate e questo è un bene, perché è assai più facile portare via qualcosa di valore a una persona debole e in cattiva salute, piuttosto che a una forte e gagliarda che potrebbe anche reagire piazzando un bel cazzotto in piena fronte all’aggressore.
SAN PIER D'ARENA: TRA "GRONDE" E RONDE
appello per una mobilitazione democratica
Sampierdarena è assunta agli onori della cronaca persino nazionale per le vicende di sicurezza e di ordine pubblico, ma i problemi e il degrado di oggi nascono anche dalle scelte di ieri.
Da anni relegata al ruolo di un territorio di servitù, crocevia e budello di transito per il traffico diretto al porto, all’autostrada, ai centri commerciali, Sampierdarena ha visto crescere insediamenti che ne hanno violato l’identità, spingendola verso una sorta di terra di nessuno, spesso discriminata, tra il centro storico, che ha avuto un’occasione di rilancio, ed il ponente, o i ponenti, che stanno per avere la loro.
Per anni i sampierdarenesi sono stati sacrificati in nome di uno sviluppo che ha arricchito pochi e creato disagio e precarietà a molti e ben poco di quello che è stato fatto negli ultimi 10 anni è il frutto di una programmazione partecipata. E’ sufficiente pensare all’effetto “Fiumara” ed alle ricadute sul quartiere: se è vero che un’area abbandonata è stata bonificata, è altrettanto vero che l’equilibrio economico e sociale del quartiere è saltato, molte piccole attività commerciali ed artigianali sono sparite e con loro sembrano essere sparite le persone che un tempo frequentavano queste strade.
Ancora oggi, sono all’ordine del giorno progetti come la gronda e le grandi opere portuali, progetti che calcano il solco di quelli precedenti e che sembrano continuare a vedere nel Centro-Ovest un enorme svincolo autostradale nel quale la riqualificazione ambientale e la tutela sociale restano in secondo piano. E se le scelte non cambiano, il degrado resterà.
Eppure Sampierdarena non è solo questo e non è nemmeno il bronx che tutti dipingono. Almeno non ancora.
La delegazione è ancora viva e vitale: bisogna dare alle persone l'opportunità di tornare per le strade e di riprendersi le piazze.
Per questo noi diciamo che Sampierdarena oggi non ha bisogno né di gronde né di ronde.
La sola strada percorribile per uscire definitivamente dal degrado attuale e per restituire vivibilità e sicurezza ai cittadini é quella dello sviluppo sostenibile e della restituzione del territorio a chi il territorio lo vive.
A chi oggi ci presenta una serie di interventi di ordine pubblico, dei quali nessuno nega ci sia bisogno, va ricordato che qui servono risorse per potenziare i servizi sociali, per intervenire sugli adolescenti a rischio, nelle scuole, favorendo le associazioni e agevolando l'integrazione e la socializzazione, risorse per rilanciare e risanare il territorio sotto il profilo ambientale, urbanistico, commerciale e sociale, ricostruendo strade e piazze affinchè recuperino la loro funzione di spazi di aggregazione e siano restituite agli abitanti di Sampierdarena.
Roberta Mongiardini
consigliera municipio II centro-ovest
Benché il progetto riguardi più direttamente Cornigliano, è fuori di dubbio che sia Sampierdarena la delegazione più soffocata dal traffico non solo pesante e che trarrebbe non pochi benefici dalla realizzazione dei nuovi collegamenti.
Al riguardo vorremmo sottolineare che da anni, nel chiedere che la strada venga realizzata, esprimiamo preoccupazione per la progettazione definitiva di Lungomare Canepa: questa parte non è compresa nel progetto della strada di scorrimento discusso giovedì scorso in conferenza dei servizi, ma ne vedrà trasposta sia la geometria, ovvero le 6 corsie, che la configurazione di strada a scorrimento veloce.
Una strada così configurata sarebbe a tutti gli effetti una tangenziale a ridosso delle case: nessuno nega che l’opera sia vitale per restituire vivibilità alle altre vie della delegazione, ma servono veramente 6 corsie? L’impatto sulla delegazione, sia ambientale che strategico, è stato valutato correttamente? Se i mezzi pesanti, come ci è stato più volte assicurato dalla stessa Regione, seguiranno un percorso all’interno del porto, è probabile che basterebbero 4 corsie. E non dimentichiamo che ci sono dei nodi ancora fitti da sciogliere, dai riempimenti in corso di Calata Bettolo alla prevista (ma non definita) razionalizzazione del nodo di San Benigno.
Per queste ragioni e soprattutto se stiamo finalmente per assistere a un’inversione della tendenza che da sempre vede in Sampierdarena un’area sacrificabile, non possiamo che accogliere con soddisfazione la decisione del Comune, con il solo rammarico, se ci è consentito, che sia arrivata solo ora.
Perché il nostro pensiero non può non correre anche ai tempi: ammesso che il progetto venga modificato nella direzione chiesta dal Comune (e da noi), quanto tempo ci vorrà perché si possa realizzare? I cittadini di Sampierdarena, che sono già stati beffati dalla vicenda del by-pass, per quanto ancora dovranno subire traffico rumore e inquinamento?
Ci sembra che ora più che mai sia giunto il momento di fare chiarezza e di dare risposte certe: Regione, Comune e tutti gli enti coinvolti in questa vicenda devono riunirsi intorno a un tavolo e dire ai cittadini cosa vogliono fare e il Municipio, che pur non ha competenza nella materia ma che per il suo ruolo è l’istituzione che più rappresenta il territorio deve esigere che ciò avvenga al più presto.
Il patto di mutuo soccorso
esperienze di rete tra comunità resistenti
Il Patto Nazionale di Solidarietà e Mutuo Soccorso è uno strumento al servizio di chi nel nostro paese lotta per la difesa del proprio territorio, contro le grandi opere inutili e contro lo scempio delle risorse ambientali ed economiche.
E' una cornice entro cui si ritrovano le diverse realtà che aderiscono al Patto per mettere in relazione le esperienze e le lotte, ma non è una sede decisionale: è piuttosto un contenitore per valorizzare queste esperienze, per non disperderle e per farne patrimonio comune; è un sostegno per dare loro maggior visibilità e in questo modo rafforzarle e aiutarle a crescere; è un supporto per una memoria collettiva che non vuole dimenticare i risultati acquisiti e intende ripartire dalle sconfitte subite; è una sede in cui praticare la solidarietà e l'aiuto reciproco.
ore 15,00 - piazza Tazzoli (sestri ponente)
Festa della sinistra
Partecipano rappresentanti dei comitati resistenti:
Amici Del Chiaravagna, C'era Una Volta Il Mare, Comitato Antigronda della Valpolcevera, Comitato per Scarpino, Comitato Valli voltresi
interviene: Valentina Cancelli (Movimento NoTav)
coordina Giuseppe Gonella (Forum Sinistra Europea)
Dal 23 al 29 luglio si terrà l’ottava edizione del campeggio no tav. Sono passati 8 anni dalla prima edizione, anni in cui il movimento no tav è cresciuto . Anche quest’anno si terrà a Venaus, sui prati intorno al presidio permanente simbolo della liberazione dell’8 dicembre. Saranno numerose le iniziative musicali, gli spettacoli teatrali, i dibattiti e le assemblee, accompagnate dalle mostre, dalle cene e dal bar in funzione.
Nelle giornate di venerdì e sabato le iniziative più importanti:
venerdì h.18.00 assemblea delle realtà territoriali: "movimenti, autonomia e percorsi di liberazione nei territori, ri-partiamo dal No Tav"
Sabato h.15.00 ritrovo al presidio per "La Marcia delle Gorge", marcia popolare da Giaglione a Chiomonte.
Da Sampierdarena una piccola delegazione parteciperà a questi momenti di aggregazione e discussione per riflettere sul futuro dei movimenti e sulla situazione attuale.
Tramite questo blog vi terremo aggiornati quotidianamente sulle assemblee e le iniziative che si terranno a Venaus dal 27 al 29 settembre.
In relazione al comunicato stampa del 20 luglio avente a oggetto “CALATA BETTOLO: CLAUDIO BURLANDO SCRIVE AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DI STATO”, vorremmo far pervenire alle istituzioni interessate le seguenti osservazioni.
Burlando “manifesta la sua preoccupazione- condivisa dalla comunità economica del Porto e della Regione e dalle altre istituzioni locali – per il rischio di un ulteriore allungamento dei tempi considerando il fatto che la gara contestata era stata assegnata il 18 aprile 2006. "La realizzazione della nuova Calata Bettolo - ricorda nella lettera Burlando - è essenziale per il radicamento a Genova di importanti realtà armatoriali a livello internazionale, per lo sviluppo dei traffici portuali e dell'occupazione".
La preoccupazione del presidente per lo sviluppo di una delle principali risorse cittadine è apprezzabile e la condividiamo; quali cittadini di Genova abitanti a Sampierdarena vorremmo però fosse espressa analoga preoccupazione per il futuro della viabilità cittadina e, di riflesso, della vivibilità di una parte importante della città, sulle quali il riempimento di calata Bettolo avrà conseguenze pesantissime.
Questa città non può permettersi di rinviare ancora la questione di come smaltire altri 300.00 container all’anno che, allo stato attuale, non avrebbero altro sbocco che Lungomare Canepa o il casello Genova-Ovest, le cui condizioni sono già oggi gravemente critiche.
Né vorremmo che la risposta ai nuovi traffici fosse solo la costruzione di uno snodo più grande, di un ponte più grande, di una strada più grande in mezzo alle case. Queste soluzioni le abbiamo già viste e scontate sulla nostra pelle e ci pare che abbiano già ampiamente mostrato i loro limiti; inoltre, pretendere altre concessioni di terreno o di spazio da Sampierdarena o dal Ponente genovese per consentire il passaggio di altri TIR, ci pare francamente scandaloso.
Ci permettiamo infine di nutrire qualche dubbio su quale attrattiva possa costituire per “realtà armatoriali internazionali” un terminal che rischia di restare perennemente congestionato perché i container non riescono a uscire.
Temiamo fortemente che, come altre posizioni della Giunta regionale confermano, per il nostro Presidente il sacrificio della nostra salute, della qualità di vita dei nostri quartieri, delle nostre case, sia un prezzo che si può sempre pagare in nome di uno sviluppo discutibile e incerto.
Comitati di Sampierdarena