Sampierdarena, la delegazione genovese dove vivono e lavorano alcune decine di migliaia di cittadini sarà attraversata nei prossimi due lustri da un ciclone di opere immobiliari e infrastrutturali che ne ridisegneranno completamente l'identità. Elenchiamo qui le maggiori, le più note, alcune già approvate, altre in via di definizione: tre grattacieli, uno in zona San Benigno e due davanti a Fiumara (area enel e area fs), il tunnel sotto il porto, la strada a mare, il ponte per la strada a mare, i nuovi ponti ferroviari sul Polcevera, la ristrutturazione del nodo autostradale di Genova ovest, l'area per le aziende artigiane in via Dino Col (ex area Fiat), la ristrutturazione in via Reti (area rimessa Amt), il nuovo ponte autostradale per la gronda ovest a fianco del ponte Morandi, l'abbattimento successivo del ponte Morandi, i necessari espropri delle case da abbattere in via Walter Fillak, dulcis in fundo (si fa per dire) i riempimenti del porto (una stima prudente valuta in 250 camion di terra al giorno con autorizzazione al transito in via Cantore).
Tutte queste iniziative, che siano lodevoli o deprecabili al momento poco interessa insisteranno nella stessa area per un decennio facendo polpette di ogni idea di città sostenibile, di ogni vincolo ambientale di qualsiasi strategia di progettazione partecipata. Ma la ragione è gia bella e pronta: l'ineludibile interesse collettivo,il progresso, l'economia, il lavoro, l'ambiente. Tutte affermazioni più volte fatte e ripetute in epoche diverse dai nostri amministratori e tutte più e più volte disattese. L'esempio più significativo per tutti è Voltri un area cittadina fatta a pezzi nel superiore interesse pubblico che ha ucciso ogni idea di sostenibilità sulla linea costiera ovest della città con riempimenti al cromo esavalente.
E che dire dell'economia? In una fase di intenso sviluppo dei traffici marittimi in tutto il mondo Voltri è ferma a livelli trascurabili, le aziende concessionarie sono tutte multinazionali non genovesi e nemmeno italiane , i lavoratori sono poche centinaia e con un reddito e dei diritti anni luce minori dei loro predecessori. Insomma un saldo totalmente passivo per la città, il suo territorio e i suoi abitanti. Una esperienza simile toccherebbe nelle intenzioni dei nostri amministratori anche a Sampierdarena. A questa ipotesi di dissoluto assalto alla diligenza in puro far west con Davy Croket/Renzo Piano e Buffalo Bill/Bruno Gabrielli (assessore all'urbanistica del comune) noi diciamo un sentito e inappellabile no. Èimpensabile che un'identità culturale di un territorio come quello di Sampierdarena sia fatta a pezzi senza alcun disegno organico se non quello del profitto senza limiti, che nel programmare tutte queste opere non vi sia alcuna visione strategica nella cornice delle proposte europee, che la salute e l'ambiente dei cittadini siano un fastidioso pendant per amministratori e imprenditori da risolvere con qualche sparuto alberello ficcato a forza in cassoni di cemento, o qualche indennizzo (compensazione).
La salute e la vivibilità ambientale non son eludibili, è a partire da questi due pilastri che intendiamo confrontarci con tutti. Uno slogan sempre attuale spicca da uno striscione annerito dai gas di scappamento in via Avio: "c'era una volta il mare...". Adesso non c'è più, e al suo posto gas e traffico, rumori e disagi di tutti i tipi. Bene se vogliamo essere credibili ricominciamo dal mare restituiamo il mare alle decine di migliaia di genovesi che se lo vogliono vedere si devono comprare le cartoline, se vogliono fare il bagno devono andare in riviera in tutto e per tutto simili ai milanesi o ai torinesi. Questa è la scommessa da vincere: una città vivibile per tutti in cui l'ambiente è una risorsa, in cui i cittadini sono i testimoni più credibili di una amministrazione attenta ai loro interessi, in cui il futuro sia una scommessa da vincere per tutti, anche per i soliti, troppi "ignoti" di Sampierdarena e di tutta la città
Andrea Agostini (Legambiente)
