COLA CEMENTO SUL NOSTRO QUARTIERE
(dal n.3 del chico mendes)
Accolto con favore già da alcuni esponenti dell’amministrazione cittadina, un altro incubo di cemento sta per
abbattersi su San Pier d’Arena con l’abusato pretesto della “riqualificazione delle aree”: il progetto riguarda il piazzale della vecchia sede ENEL di Via Pacinotti e comprende un grattacielo con una settantina di appartamenti, adibiti prevalentemente a uffici, una nuova sede per il mercato comunale, un parcheggio interrato, servizi e altro ancora, il tutto a ridosso delle vicine abitazioni.
L’area interessata è attualmente in uno stato di semi-abbandono, ma è soprattutto un’area “bianca”, ovvero un’area soggetta a trasformazione ma non destinata ad alcun uso particolare, industriale o commerciale. E poiché per creare una sede idonea per il mercato è sufficiente un edificio di 1 o 2 piani al massimo, lo spazio rimanente potrebbe – anzi dovrebbe essere finalmente messo a disposizione di un quartiere dove tutti gli spazi sono stati inghiottiti dai servizi e nel quale la mancanza di verde o di aree pedonalizzate è drammatica. Né si capisce per quale strategia e con quali vantaggi tutto quello che si libera, da San Benigno alla Fiumara, debba essere ricoperto con blocchi di cemento oggettivamente brutti dal punto di vista urbanistico, estranei al territorio o addirittura in conflitto con esso.
Ma soprattutto risalta la sensibilità del Comune di Genova che, ai cittadini che da anni chiedono interventi strutturali per ridurre il traffico, risponde intensificando le strutture che il traffico lo generano e lo attirano, continuando nello stesso tempo a ignorare il legittimo desiderio di partecipare alla trasformazione del proprio quartiere che si manifesta proprio attraverso la formazione di comitati spontanei.
E non è finita: girano voci di un’altra palazzina di 3 piani all’interno della Fiumara per ospitare uffici (mentre ancora non si trovano acquirenti per quelli liberati pochi mesi fa dalla ASL di Via Molteni…) e di una gemella della Torre Finmeccanica da erigere in Via Pieragostini, nell’area che oggi ospita un deposito containers, platealmente incompatibile con la viabilità e la vivibilità del quartiere, che da anni infatti ne chiede lo spostamento.
Cemento a levante e altro cemento a ponente, cemento sulle alture e altro cemento anche in mare, è possibile commentare lo scempio che si ripete da anni sul nostro territorio senza far ricorso alla volgarità?
Esistono parole adeguate per descrivere l’arroganza e l’ottusità di progetti che sfigurano irrimediabilmente un quartiere, ne cancellano la memoria, minacciano la salute di chi vi vive e portano traffico, rumore, inquinamento?
Contro il progetto di questo nuovo grattacielo – e contro tutti i progetti che non tengono in alcuna considerazione le più elementari esigenze dei cittadini – è già cominciata una raccolta di firme, promossa dai comitati di quartiere, rivolta a tutti coloro che non accettano la cementificazione dissennata di tutti gli spazi come unica ipotesi di sviluppo.
ceraunavoltailmare@libero.it

sospensione del divieto di transito ai mezzi pesanti dalle ore 17 alle ore 20 nelle
Vie Avio Molteni Pacinotti e Pieragostini
Il comitato di quartiere delle vie Avio Molteni Pacinotti e Pieragostini protesta vibratamente per la sospensione del divieto di transito ai mezzi pesanti dalle ore 17 alle 20 nelle suddette vie, deciso in questi giorni dalla Civica Amministrazione, protesta che riguarda sia il merito che la forma.
Infatti non si riesce francamente a capire quale effetto miracoloso sulla viabilità in generale possano avere 3 ore di divieto, a maggior ragione se la sospensione non viene estesa a tutti i mezzi. Poiché si discute di modifiche e di revoche all’ordinanza dal giorno immediatamente successivo alla sua entrata in vigore, ci auguriamo che i lavori in Via Colano non costituiscano un pretesto che sappiamo essere atteso da più parti. Una spiegazione da parte degli assessori che hanno proposto l’ordinanza e dal sindaco che l’ha firmata ci è dovuta.
Gravi sono anche gli aspetti formali: come sempre i cittadini maggiormente coinvolti sono stati messi di fronte a una decisione già presa e inoltre – ma anche questa comincia a non essere più una novità – non è stata informata neppure la Circoscrizione.
Da parte nostra abbiamo sempre evitato di entrare in polemica con le istituzioni, ma l’atteggiamento tenuto dai nostri amministratori su questa e su molte vicende che riguardano Sampierdarena è inqualificabile.
Il divieto doveva infatti essere il primo di una serie di provvedimenti volti a ridurre il traffico, stanti i reiterati sforamenti rilevati dalla centralina ed il costante rischio per l’incolumità pubblica, rappresentato proprio dalla convivenza di un elevato traffico veicolare con la presenza dei TIR.
Invece non è stato fatto nulla a livello di disciplina del traffico, né si è mai tentata una mediazione per contenere le proteste degli autotrasportatori, che del resto hanno continuato a violare il divieto, mentre la Polizia Municipale non è mai parsa molto motivata nel farlo rispettare.
Nello stesso tempo aumentano gli insediamenti che attirano traffico e si insiste con protervia nel voler ampliare il porto davanti a Sampierdarena, senza tenere in alcun conto le conseguenze su un territorio che già oggi, dal casello di Genova Ovest al Ponte Pieragostini, vive in uno stato di costante saturazione.
Questo amministrazione si sta dimostrando palesemente incapace di tutelare i cittadini e di programmare saggiamente tanto il presente quanto il futuro della città.
Semplice, consapevole, tenace lo slogan che riecheggia per tutto il paese parte da una vallata, che unanime lo ha urlato nelle giornate di lotta dei mesi scorsi.
In questo sta la forza di una intera comunità locale consapevole di aver portato avanti da sola per 15 anni una lotta giusta assumendosene le responsabilità fin dall’inizio.
Si diceva sarà dura quando, a tavolino, di trovare alternative all’assurdo progetto dell’alta velocità.
Si diceva sarà dura nelle prime assemblee dei piccoli comuni della bassa e dell’alta valle.
Si ripeteva con veemenza durante i blocchi stradali e sicuramente suonò ancora più come monito nel momento del sanguinoso sgombero del presidio di Venaus del 6 dicembre scorso.
Il lungo e faticoso cammino di questa gente ha travolto il potere mediatico costituito, che dapprima in modo omertoso poi in modo fazioso, dava per scontato la realizzazione di una opera inutile come la TAV; fino all’8 dicembre quando quel sarà dura trasformato in minaccia e grida di vittoria venne urlato, scritto, sventolato mentre veniva riconquistato il presidio di Venaus.
Il vero elemento spiazzante per politici interessati, giornalisti ignoranti, imprenditori rampanti, e stata la spontaneità di questa lotta , dalle lontane radici di resistenza che ha unito come un solo uomo un’intera comunità restituendo dignità all’intero paese e riportando al centro delle decisioni la partecipazione popolare attiva.
L’eco assordante di questo slogan urlato nel mattino nevoso di Venaus giunge a Genova e vive anche nelle nostre valli dove l’assurdo progetto della TAV prevede la realizzazione di una sua arteria vitale: il terzo valico che prevede investimenti miliardari e la cancellazione di intere comunità nelle vallate liguri-piemontesi.
Le ragioni del no sono svariate e ciò è inoltre dimostrato dal fatto che la commissione VIA (valutazione di impatto ambientale) ha bocciato per 4 volte il progetto terzo valico (nel '94, '96, '98, '00 ) non solo per motivi ambientali, ma perché manca la giustificazione dell’opera. Infatti come si fa a giustificare un’opera che si pone lo scopo di velocizzare il trasporto merci, ma di fatto lo concentra su un’unica tratta (Genova-Milano) che sarà pronta solo tra 15 anni?
Genova necessita di soluzioni immediate,che passano dalla razionalizzazione dei porti liguri, pensati a livello di sistema integrato e non in competizione sfrenata tra loro; e che pensa al riuso e potenziamento delle linee esistenti più che sufficienti a soddisfare le necessità di trasporto merci del porto di Genova.
Oggi il governo ha autorizzato le ferrovie (RFI) a contrarre mutui per 319 milioni di euro per aprire i cantieri del terzo valico: con molto meno denaro sarebbe possibile completare il nodo ferroviario di Genova (Borzoli-Principe) e dotare la città di una linea ferroviaria metropolitana (Voltri-Pieve Ligure).
È, dunque, indispensabile una forte mobilitazione contro questo progetto inutile, consapevoli del fatto che:
A saià düa!